Descrizione
Comunicato stampa del gruppo consiliare Impronta Civica (con ANPI Arona sez. “Carlo Barberi”, Artigiani di Pace, Caritas Arona, Comitato Gemellaggi Arona, Legambiente Verbano-Cusio-Agogna, Rete Non di Solo Pane, Insieme si Può, Demos, Agedo Verbania-Arona, Associazione Culturale La Corte dell’Oca, La compagnia del Cinema)
Negli ultimi giorni ad Arona sono comparsi manifesti che parlano di “remigrazione”.
Quei manifesti rimandano al sito “Remigrazione e Riconquista”, campagna promossa da realtà dell’estrema destra italiana, tra cui CasaPound, che sostiene una proposta politica che non si limita al contrasto dell’immigrazione irregolare o alla lotta contro chi commette reati (strumenti che già esistono nel nostro ordinamento) ma immagina un percorso più ampio di “riconquista” nazionale fondato sul ritorno nei Paesi d’origine anche di persone regolarmente residenti in Italia e istituisce privilegi e diritti basati sulla nazionalità.
“Remigrazione Unica Soluzione”, “Prima gli italiani”, “Padroni a casa nostra”, "REmigrazione. Inverti la rotta": quanto dolore potrebbero provocare questi slogan tradotti in azione? La storia ce lo insegna.
Ed è proprio questo a preoccuparci profondamente.
Perché qui non si sta discutendo soltanto di gestione dei flussi migratori, sicurezza o legalità, diritto alla casa e ai servizi, temi complessi che una politica seria deve affrontare, ma si rischia di trasmettere l’idea che esistano persone meno legittimate di altre a vivere dentro una comunità. Persone che devono andarsene, tornare indietro. Sparire.
E crediamo sia giusto dirlo chiaramente: quei messaggi feriscono.
Feriscono tante donne, tanti uomini, tanti giovani, bambine e bambini che oggi vivono e lavorano qui, studiano nelle scuole locali, dal nido alle superiori, crescono qui i propri figli, fanno volontariato nelle associazioni, frequentano le scuole popolari di italiano, partecipano alla vita della città con rispetto e fatica quotidiana.
A loro vogliamo dire: ci dispiace.
Ci dispiace che abbiate dovuto leggere quei cartelli nelle strade della città in cui vivete.
E chiediamo scusa anche ai tanti turisti che scelgono Arona e il Lago Maggiore come luogo di incontro, accoglienza e bellezza, e che oggi si trovano davanti messaggi che trasmettono esclusione e ostilità invece dei valori che dovrebbero caratterizzare una comunità aperta.
Come comunità civile, cittadine e cittadine, associazioni, comitati e realtà locali continueremo a vigilare e prendere le distanze da ogni tipo di discriminazione e politica divisiva, come è già successo.
Noi sappiamo che Arona ha anche un altro volto.
Le associazioni che ogni giorno lavorano sull’inclusione e portano avanti progetti di accoglienza e insegnamento della lingua italiana. La marcia della pace attraversata da centinaia di persone.
La prossima Festa dei Popoli del 23 maggio, inserita nel Giro d’Italia per la Pace, che porterà nella nostra città testimonianze, culture, musiche, volti e storie diverse.
È questa l’Arona che ci piace e di cui andiamo orgogliosi.
Un’Arona che non ha paura del dialogo, che resta umana, che non riduce le persone a uno slogan su un manifesto e che si impegna a tenere la comunità unita, non a dividerla.
Ci chiediamo allora quale sia il limite e il confine tra libertà di espressione e messaggi che rischiano di disumanizzare le persone?
Che città vogliamo essere?
Una città che costruisce relazioni o una città che abitua lentamente all’idea che qualcuno sia “di troppo”?
Ci piacerebbe vedere quei manifesti rimossi dagli spazi pubblici della città, luoghi di una comunità che dovrebbe decidere, ogni giorno, che cosa ritiene accettabile mostrare, legittimare e normalizzare. Ci rendiamo conto che questo possa non essere semplice dal punto di vista burocratico o normativo, ma, ciò nonostante, sentiamo il dovere di prendere pubblicamente e con fermezza le distanze da quei contenuti.
Arona, 11 maggio 2026